E' vero che...

- ESISTE IL PESCE DI NOME ARCIERE E CHE RICONOSCE IL VOLTO UMANO?
- LA Co2 E' INDISPENSABILE IN ACQUARIO?
- COME FUNZIONA IL FRONTLINE TRI-ACT?
- PERCHE' SI DICE FARE FIGLI COME I CONIGLI?
- SI RIESCE A DISTINGUERE IL SESSO DEI PULCINI APPENA NATI?
- L'ONU HA SANCITO LO STOP PER "LA CACCIA ALLE BALENE PER SCOPI SCIENTIFICI"?
- PERCHE' IL CANE SI STRUSCIA SU COSE MALEODORANTI, TIPO CACCA O RIFIUTI?
- E' VERO CHE ESISTE UNA LUMACA CHE MANGIA LE LUMACHE INFESTANTI DELL'ACQUARIO?
- COSA E' IL SOCIAL REFERNCING ( SR ) ? INTERESSA I CANI?
- QUALI SONO LE DIFFERENZE TRA ALIMENTI COMPLETI E QUELLI COMPLEMENTARI?
- E' DIFFICILE ALLEVARE UNO SCOIATTOLO GIAPPONESE?
-SERVE IL SOLE ALLE TARTARUGHINE DI ACQUA?
-SERVE LA PRESENZA DI GELATINA E SALSA NEGLI ALIMENTI PER CANI E GATTI?
- PERCHE' GLI SCARAFAGGI MUOIONO A PANCIA IN SU?
- I CAMALEONTI CAMBIANO COLORE IN BASE AI PREDATORI DA CUI DEVONO DIFENDERSI..
- PERCHE' I CANI AGITANO LA CODA?
- LE ANGUILLE SI RIPRODUCONO NEL MARE DEI SARGASSI?
- LA LEISHMANIA E' SOLO COLPA DEL FLEBOTOMO?
- DI TUTTO UN PO'..
- E' VERO CHE I PESCI STANNO DIVENTANDO "SORDI"?
- E' VERO CHE I CANI HANNO BISOGNO DI CAMMINARE TANTO?
- I CONDOMINI VOGLIONO ALLONTANARE IL MIO CANE DAL CONDOMINIO . COSA POSSO FARE?
- SI CURANO GLI ANIMALI CON GLI ANTIDEPRESSIVI?

- SI PUO' PARLARE CON I CANI?

- E' VERO CHE ESISTE IL PESCE DI NOME ARCIERE E CHE RICONOSCE IL VOLTO UMANO?

PISTOLE AD ACQUA. La creatura "prodigio" è una specie di pesce arciere (Toxotes chatareus) dalle spiccate abilità visive, diffusa nelle acque dolci e salmastre di Sudest asiatico e Australia. Gli archerfish cacciano insetti sputando getti d'acqua in aria, e facendo ricadere le prede a portata di fauci.
LO VEDI? SPARA! Un gruppo di zoologi dell'Università di Oxford ha insegnato a 8 di questi pesci a sputare non a un insetto, ma a uno di due volti umani mostrati su uno schermo sospeso sopra a un acquario. Quando miravano alla faccia giusta, i pesci ricevevano in cambio del cibo.
A quel punto, il volto noto è stato mischiato tra 44 facce nuove: i pesci hanno sparato al viso familiare in più dell'80% dei casi, anche quando, per rendere la prova più difficile, sono state proposte foto in bianco e nero, o volti con una forma molto standardizzata.
UN DONO A SORPRESA. Alcuni pesci hanno imparato a distinguere la faccia incriminata al primo colpo; altri hanno richiesto un training più lungo. Ma le percentuali di successo sono notevoli e soprattutto, è la prima volta che un pesce dimostra una simile abilità.
Saper riconoscere un volto umano non è un'abilità da poco: in fondo, le nostre facce hanno tutte una simile conformazione, con due occhi sopra a un naso e a una bocca, e si pensava che solo forme di intelligenza superiore potessero notare le sfumature.
DALL'ACQUA AI CIELI. A quanto pare, invece, anche un vertebrato privo di neocorteccia può avere doti visive estremamente sviluppate, e per riconoscere un viso non serve un cervello complesso. Il nostro si è specializzato in questo senso per processare un gran numero di volti anche nelle condizioni più difficili.
Prima d'ora, anche alcune specie di uccelli avevano dimostrato di distinguere le facce umane: questi volatili però, possiedono una struttura cerebrale simile alla neocorteccia.

 

- E' VERO CHE LA Co2 E' INDISPENSABILE IN ACQUARIO

 Il carbonio è l'elemento più importante per le piante, in quanto consente loro di costruire i tessuti di sostegno (la cellulosa è, fondamentalmente, uno scheletro di carbonio), le riserve di energia (amido, che è un polimero del glucosio, uno zucchero) e di disporre, grazie alla fotosintesi, di quell'energia chimica che permette di produrre enzimi, proteine e quant'altro serva per il loro metabolismo. Nell'acqua dei nostri acquari, però, se ne trova sempre troppo poca. Quindi, se davvero vogliamo piante sane e rigogliose, dobbiamo trovare il modo di somministrare loro, in qualche modo, il carbonio che serve. La cosa interessante è che anche i bicarbonati presenti in acqua possono funzionare come sorgente di carbonio, in quanto tutte le piante provenienti da zone aventi acque con un minimo di durezza carbonatica (con un KH, cioè, diverso da zero) hanno la capacità di scindere i bicarbonati (decalcificazione biogena) per recuperare la CO2 che serve loro (è vero che il processo è energeticamente costoso, ma è anche vero che in carenza di CO2 le piante si adattano benissimo a quello che trovano).

A questo punto, abbiamo individuato due possibili fonti di carbonio in acquario, la CO2 e i bicarbonati, e abbiamo capito perché e a cosa serve.

Un ultimo impiego della CO2 in acquario è, più che altro, di carattere chimico: contribuisce a stabilizzare il KH e il pH a valori inferiori a 7, difficilmente raggiungibili con altri metodi, che siano, al contempo, compatibili con la coltivazione delle piante (come, ad esempio, la filtrazione su torba) e duraturi (come gli additivi per abbassare il pH). 

Quanta CO2 serve?

Questa, forse, è la vera chiave del problema. Infatti, spesso sento affermare che molti acquari funzionano benissimo senza la somministrazione di CO2. E questo, in linea di principio, potrebbe essere vero. Ma il nocciolo della questione NON è che un acquario funzioni benissimo SENZA CO2, ma che funzioni benissimo con POCA CO2. Non dimentichiamo, infatti, che la CO2 è sempre presente in atmosfera (se ne trova circa lo 0.035%, pari a 350 ppm) e che in acqua, anche nei biotopo naturali, è SEMPRE in concentrazione insufficiente a saturare la fotosintesi. Per cui, se le piante vengono a trovarsi in un ambiente più ricco di CO2 del normale, rispondono accelerando, e di molto, il processo fotosintetico. Al contrario, se la CO2 scarseggia, le piante rispondono o recuperando il carbonio che serve dai bicarbonati, o rallentando, fino a fermare, la fotosintesi. In realtà, dato che un minimo scambio gassoso tra aria e acqua esiste sempre, il processo fotosintetico delle piante in acqua non si arresta mai. La conseguenza di ciò è che le piante crescono meno e restano più piccole. Ma crescono SEMPRE, dato che il carbonio è INDISPENSABILE.

Ovviamente, il fabbisogno di CO2 non è uguale per tutte le piante; vi sono piante a crescita lenta che si accontentano della CO2 che si scioglie naturalmente nell'acqua e altre, invece, molto più rapide che senza una somministrazione esterna aggiuntiva deperiscono. Quindi, da questo si può capire che un acquario può funzionare benissimo senza alcuna somministrazione esterna di CO2, a patto che ci si accontenti di avere piante che non si sviluppino in maniera abbondante e che non siano troppo esigenti, o che abbiano la capacità di scindere i bicarbonati, come abbiamo visto. 

Come somministrare la CO2?

La CO2 può essere somministrata sempre allo stato gassoso, ma con diverse tecniche. La più pratica, anche se più costosa in termini strettamente economici, è l'impiego di sistemi a bombola ricaricabile, dotati di manometri di riduzione della pressione e di opportuni diffusori in acqua. Un sistema analogo, anche se decisamente più economico, prevede l'uso di bombole non ricaricabili, da sostituire una volta esaurite.

E' anche possibile costruirsi un sistema di produzione di CO2 sfruttando la fermentazione alcolica con lievito e zucchero; l'inconveniente di questo sistema è la sua impossibilità di regolazione, che lo rende adatto solo per vasche che abbiamo un volume d'acqua superiore ai 50 litri (per volumi inferiori, sono possibili sbalzi di pH nelle prime fasi della fermentazione che potrebbero produrre effetti devastanti in vasca).

In questi ultimi anni si è anche diffuso un sistema di distribuzione della CO2 che si basa sull'elettrolisi dell'acqua; io non sono molto favorevole all'utilizzo di questi aggeggi, perché possono avere diversi inconvenienti, primo fra tutti la scarsa riproducibilità della durata degli elettrodi, spesso sottoposti a stress tali da portarli a una vera e propria "esplosione", anche se del tutto innocua. Il secondo difetto che io riscontro è che non è possibile stabilire a priori quali possano essere gli effetti del passaggio di una corrente elettrica attraverso un liquido complesso come l'acqua dell'acquario, in genere ricca di sostanze di rifiuto provenienti dal metabolismo di piante e pesci. Ogni esperienza in merito, comunque, è la benvenuta e vi invito a scrivermi le vostre impressioni sull'argomento.

L'ultimo sistema è, forse, il meno conosciuto, anche se è il più usato: l'aeratore. Anche se a prima vista sembra un'assurdità, l'aeratore è un ottimo diffusore di CO2, dato che immette in acquario forzatamente aria che, come abbiamo visto, contiene lo 0.035% di CO2. Per piante poco esigenti, questo strumento è sicuramente utile; non dimentichiamo, infatti, che uno dei motivi per cui coltiviamo piante in acquario è per ossigenare l'acqua e se abbiamo piante a basso tasso di fotosintesi, non potranno contribuire più di tanto a questo effetto. Ecco, quindi, che l'aggiunta di un aeratore risulta utile sia per i pesci che per le piante.

- COME FUNZIONA IL FRONTLINE TRI-ACT?

Frontline TRI-ACT contiene come principio attivo Permetrina e Fipronil che combinati eliminano Pulci, Zecche e i Flebotomi (Le zanzare che provocano la Leishmaniosi).

Indicazioni terapeutiche FRONTLINE TRI-ACT:
Per il trattamento e la prevenzione di infestazioni da pulci e/o zecche ove sia necessaria l'attivita' repellente (anti-feeding) nei confronti di flebotomi, mosche cavalline e/o zanzare.

Efficacia e Durata FRONTLINE TRI-AC:
Per il trattamento e la prevenzione delle infestazioni da pulci Ctenocephalides felis e la prevenzione delle infestazioni da pulci Ctenocephalides canis. Il prodotto elimina le pulci C. felis presenti sull'animale entro 24 ore. Un trattamento previene successive infestazioni da pulci per 4 settimane. Il prodotto puo' essere usato come parte di un trattamento strategico per la dermatite allergica da pulce, ove sia stata precedentemente diagnosticata da un veterinario.

Il prodotto ha un'efficacia repellente nei confronti delle zecche (Dermacentor reticulatus) da 7 giorni e fino a 4 settimane dal trattamento. Tuttavia, singole zecche possono attaccarsi al cane e staccarsi nelle prime 24 ore dall'infestazione.

Il prodotto ha una efficacia acaricida immediata nei confronti di Rhipicephalus sanguineus e Ixodes ricinus, ma e' possibile che non vengano eliminate tutte le zecche entro 48 ore dal trattamento se queste sono gia' presenti al momento dell'applicazione del prodotto.
Il prodotto possiede una efficacia acaricida nei confronti delle zecche (Ixodes ricinus, Dermacentor reticulatus, Rhipicephalus sanguineus) persistente per 4 settimane.
Il prodotto possiede una efficacia repellente (anti-feeding) per 3 settimane nei confronti dei flebotomi (Phlebotomus perniciosus) e per 4 settimane nei confronti delle zanzare (Culex pipiens). Il prodotto ha una efficacia insetticida persistente per 3 settimane nei confronti dei flebotomi (Phlebotomus perniciosus). Il prodotto repelle ed elimina le mosche cavalline (Stomoxys calcitrans) per cinque settimane.

 

- PERCHE' SI DICE FARE FIGLI COME I CONIGLI?
Sull'aereo che lo riportava a casa dopo un viaggio nelle Filippine, Papa Francesco ha parlato a braccio con i giornalisti e - in un passaggio ha detto «Alcuni credono che – scusatemi la parola, eh? – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No. Paternità responsabile». Ma da dove arriva il modo di dire "fare figli come conigli"? Corrisponde al vero?
Fatti per figliare. La strategia riproduttiva dei conigli è di tipo “r” (riproduzione indefinita), come quella delle lepri (che fanno parte della stessa famiglia dei conigli), dei pesci, dei rettili e dei batteri.Quella dell’uomo, e di altri grandi animali, è invece di tipo “K” (riproduzione limitata da una variabile definita). La strategia “K” prevede un numero limitato di figli, e un grande impegno per crescerli e proteggerli. Applicare la strategia “r” invece significa mettere al mondo quanti più cuccioli possibile, indipendentemente dalle loro reali possibilità di sopravvivenza. Ne moriranno tanti, ma qualcuno ce la farà. Così il coniglio femmina partorisce  fino a 14 cuccioli a ogni parto, e in un anno i parti possono arrivare a cinque.
Doppio utero. Come riesce a sostenere questo ritmo elevato? Ha due uteri. Se uno dei due è impegnato, durante gli accoppiamenti, che vengono effettuati mentre è ancora in corso una gravidanza, l’ovulo fecondato si insedia in quello ancora disponibile. Ma può capitare che siano entrambi occupati. Se è così, durante il secondo accoppiamento l’ovulo, liberato dalle ovaie grazie ai movimenti effettuati durante l’amplesso, incontra una parte degli spermatozoi del primo accoppiamento, conservati a monte dei feti in via di sviluppo. E una seconda gravidanza inizia quando la prima non è ancora terminata.
In più il coniglio femmina inizia a essere feconda in giovane età, si riproduce per otto mesi all’anno (non si accoppiano soltanto in inverno), e ha gravidanze brevi, di circa 30 giorni.

- SI RIESCE A DISTINGUERE IL SESSO DEI PULCINI APPENA NATI?
La determinazione del sesso di questi volatili è molto complicata, perché soltanto dopo 4-6 settimane di vita i maschietti mettono fuori la crestina e altre caratteristiche che ne indicano il sesso. Gli allevatori però hanno bisogno di una risposta in tempi più rapidi, e per questo esistono veri e propri professionisti, che sanno interpretare i numerosi “segnetti” che compaiono nel didietro dei pulcini appena nati, decretando il sesso. L’operazione però è complessa e si stima che prima di imparare a riconoscere il sesso dei pulcini occorra osservare il didietro di almeno 250.000 esemplari.
Professionisti. I “sessatori” più bravi riescono a esaminare anche 1.700 pulcini all’ora (guadagnando cifre da capogiro), dando la risposta esatta nel 99 per cento dei casi. I più abili provengono dal Giappone, che ha scuole molto severe dedicate alla loro formazione. I neurologi sostengono che gli anni di studio abbiano l’effetto di rafforzare precisi meccanismi cognitivi e mnemonici, che col tempo diventano automatici e consentono di riconoscere il sesso dei pulcini ( fonte Focus.it )

-L'ONU HA SANCITO LO STOP PER "LA CACCIA ALLE BALENE PER SCOPI SCIENTIFICI"?

Finalmente una buona notizia. La Corte di Giustizia dell'Onu all'Aja ha imposto uno stop alla caccia delle balene per motivi scientifici portata avanti dIl tribunale delle Nazioni Unite ha respinto la tesi giapponese che mascherava la caccia delle balene nell'Antartide con fini scientifici difficilmente argomentabili: la produzione scientifica del programma di caccia è stata modesta in confronto con il numero di balene uccise. La sentenza della corte ha risolto il contenzioso sollevato dall'Australia che aveva citato il Giappone in giudizio chiedendo una pronuncia sulla caccia alle balene ritenuta "mera attività commerciale".

Il programma di ricerca giapponese JARPA II è in corso dal 2005 e ha provocato l'uccisione di circa 3.600 balenottere minori, mentre la produzione scientifica ad oggi è molto limitata.

Il Giappone ha firmato una moratoria del 1986 sulla caccia alle balene, ma ha continuato a cacciare fino a 850 balenottere minori all'anno nelle acque gelide dell'Oceano Meridionale appellandosi a un trattato del 1946 che permette di uccidere questi mammiferi per la ricerca.

Come è ormai noto, la carne di balena è molto popolare tra i giapponesi che la considerano una prelibatezza, e i fini scientifici della caccia sono soltanto un pretesto.

Per la Corte internazionale di Giustizia dell'Aja il Giappone deve revocare i permessi, le autorizzazioni o le licenze già rilasciate nell'ambito del piano sulla ricerca e non concedere eventuali nuove licenze nell'ambito dello stesso programma.

«Invece di cercare di proseguire la caccia modificando l’attuale “ricerca” il Giappone deve unirsi ai programmi di ricerca scientifica internazionali in Antartide per studiare le balene e l’ambiente e sostenere la creazione di una rete di aree protette nell’Oceano Antartico per proteggere l’intero ecosistema» ha auspicato Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia al Giappone.

-PERCHE' IL CANE SI STRUSCIA SU COSE MALEODORANTI, TIPO CACCA O RIFIUTI?

Perché in alcuni casi i cani si strusciano e rotolano su immondizia e cacca? Esistono varie ipotesi. Esistono delle situazioni in cui i proprietari di cani rischiano di perdere veramente la pazienza nei confronti del loro compagno a quattro zampe. Una di queste è per esempio quando il cane si rotola nell’immondizia, nelle feci, sulle carcasse di animali o su altre cose che hanno per noi umani un odore disgustoso. Chissà a quanti di voi è capitato e, dopo un tempestivo intervento di pulizia con detergenti profumati, la domanda nasce spontanea: perché fa così? Sono state avanzate molte ipotesi per spiegare questo comportamento. Messaggi puzzolenti Una prima teoria afferma che si tratta di un sistema per inviare dei messaggi agli altri membri del branco: l’animale si rotola su qualcosa che ha un cattivo odore ma che è ancora commestibile. In questo modo, quando ritorna al branco, gli altri individui sanno …

Di Manuela Michelazzi e Simona Cannas

-E' VERO CHE ESISTE UNA LUMACA CHE MANGIA LE LUMACHE INFESTANTI DELL'ACQUARIO?

Anentome helena è una piccola lumaca conica asiatica, che non supera 1,5 - 2 cm di lunghezza, vive in acqua dolce, e la sua spessa conchiglia è di una bella livrea bicolore, giallo chiaro o beige con striature nere più o meno larghe. Una sorta di tubo, il sifone, evidente quando la lumaca si muove, che serve ad attingere acqua e portarla in una cavità del corpo adibita ad organo olfattivo, la classifica tra le specie di Neogastropoda.

Nativa del Sudest asiatico, vive in torrenti in zone d'acqua mossa, con fondo sabbioso/melmoso.
Solitamente scava nel substrato una buca nella quale riposa, rimanendo visibile solo la cima della conchiglia e la sua caratteristica proboscide sensibile.

La tassonomia delle Anentome è abbastanza nebulosa, per la maggioranza delle fonti trovate il genere Anentome è valido e contiene una sola specie, Anentome helena. In passato era chiamata Clea helena, secondo alcuni era l'unca specie d'acqua dolce del genere Clea, secondo altre anche le altre 11 specie di Clea sono d'acqua dolce e divoratrici di lumache.

Proveniente dall'Asia, non è arrivata in Italia se non verso il 2007, periodo nel quale l'espandersi della loro fama di mangia-lumache ne ha fatto accrescere in maniera esponenziale la richiesta, anche se sono ancora un po' carucce (si vedono dai 2,5 ai 5 euro, ma le ho sentite vendere anche a 15-20 euro ad esemplare ( e ce ne vogliono un gruppetto per avere antrambi i sessi)

Non toccano le piante e possono convivere con quasiasi pesce d'acquario, tranne che con altre lumache. Infatti la caratteristica distintiva delle Anentome è di essere carnivore, più precisamente molluschivore, e divorano qualsiasi altra lumaca incontrino. Vengono chiamate lumache mangia-lumache, lumache killer, chiocciole killer, lumache assassine, e chi più ne ha più ne metta, e vengono ricercate e pagate anche abbastanza care da chi vuole "disinfestare" l'acquario dalle lumache infestanti.

Inoltre, una volta terminate le altre lumache, non hanno difficoltà ad adattarsi al mangime congelato, alle pastiglie per pesci da fondo, al mangime secco in granuli. L'importante è fornire alimenti altamente proteici e tenerle in acqua abbastanza dura, perchè non rallenti la crescita del guscio.

Non sono di nessuna utilità per quanto riguarda la pulizia dalle alghe, ma vederle cacciare e divorare qualsiasi altra lumaca è impressionante.
TRATTO DA ACQUARIOFILIA CONSAPEVOLE

- COSA E' IL SOCIAL REFERNCING ( SR ) ? INTERESSA ANCHE I CANI? ( tratto dal sito Almo Nature )

Il Social Referencing (SR) è un processo mediante il quale un soggetto posto di fronte ad una situazione nuova e/o potenzialmente pericolosa, ricerca informazioni da altri per formare una propria comprensione della stessa e guidare quindi il proprio comportamento.

Questo processo è stato ben evidenziato nei bambini soprattutto nei confronti della madre: il bimbo posto di fronte ad es. ad un giochino non conosciuto e molto rumoroso, guarda la reazione della madre prima di scegliere il proprio comportamento (avvicinarsi o allontanarsi dall’oggetto). Questo comportamento è presente nei bimbi da dopo i 10 mesi di età circa e permane per tutta la vita.

Negli studi effettuati sui primati non umani è stata evidenziata la presenza di Social Referencing nei confronti dell’essere umano che li aveva allevati, mentre resta ancora spazio per ulteriori indagini sulla presenza di SR nei confronti dei propri simili.

Nel nostro studio ci siamo posti la domanda se anche i cani siano in grado di chiedere informazioni all’essere umano di fronte ad un oggetto non conosciuto e potenzialmente pericoloso. Sappiamo infatti che il cane è un animale sociale che convive con l’uomo da migliaia di anni ed è inoltre in grado di formare con questi un legame di attaccamento molto forte.

Posti in presenza del proprietario di fronte ad un oggetto ambiguo (un ventilatore acceso con dei nastrini legati sopra), i cani hanno guardato i proprietari prima di scegliere se avvicinarsi o meno all’oggetto. Questo suggerisce che anche i cani in presenza del proprietario, come i bambini in presenza della madre, di fronte ad un oggetto ambiguo richiedono informazioni ad una persona conosciuta.

In una seconda fase del test i proprietari cercavano di incoraggiare o scoraggiare a voce, e con l’espressione del viso, i cani ad avvicinarsi all’oggetto, come facevano i genitori con i bambini.

Dai nostri risultati però la sola espressione vocale e facciale di paura o di interesse verso l’oggetto, espressa dal proprietario, non è stata sufficiente a modificare il comportamento del cane: mentre i bambini dopo aver ricevuto l’indicazione da parte della madre si avvicinavano all’oggetto o guardavano maggiormente la madre se questa trasmetteva un’espressione di paura, nei cani non sono state trovate differenze significative nei comportamenti dei due gruppi.  

Importante invece il risultato trovato nell’ultima fase del test (in cui i proprietari si avvicinavano o si allontanavano dall’oggetto seguendo l’espressione vocale e facciale espressa in precedenza), che ha evidenziato che i cani hanno chiaramente seguito il comportamento del proprietario, dopo che questi aveva mostrato loro di avvicinarsi (come se fossero interessati)  o di allontanarsi (come se fossero spaventati) dallo stesso. Questo  dimostrazione dell’importanza del ruolo del proprietario nell’aiutare i cani a “scoprire il mondo”, mostrando il comportamento ai cani o anche solo aiutandoli con l’uso della voce e dell’espressione del viso di paura o di coraggio e felicità.

I cani possono quindi essere influenzati dalle nostre emozioni e dai nostri comportamenti e sarà importante che i proprietari fungano da punto di riferimento per i loro amici a 4 zampe.

- QUALI SONO LE DIFFERENZE TRA ALIMENTI COMPLETI E QUELLI COMPLEMENTARI?
 ( TRATTO DAL SITO ALMO NATURE )

Chiunque di noi viva con un gatto o un cane, vuole capire cosa sia meglio per la sua salute, cosa occorra fare (e non fare) per farlo stare bene. A cominciare dall’alimentazione.
Sui tanti forum che popolano la Rete, abbiamo letto diversi scambi di chi cerca di districarsi tra definizioni di legge, etichette e categorizzazione dei prodotti. Eccoci allora a chiarire con la trasparenza che sempre contraddistingue Almo Nature, la classificazione dei nostri prodotti secondo le definizioni di legge di completo e complementare. Ma non ci fermeremo qui, perché l’alimentazione di un essere vivente non può essere solo studiata a tavolino e affidata a una definizione.
Completo – contiene tutti i nutrienti, i minerali e le vitamine di cui l’animale ha bisogno, pertanto, seppur somministrato per lunghi periodi di tempo, deve garantire
un profilo nutrizionale che non porti ad avere carenze o eccessi

Complementare – semplicemente, non completo: occorre quindi abbinare l’alimento ad un altro per garantire un profilo nutrizionale bilanciato.
Ma quindi basta un solo prodotto per garantire una buona nutrizione al nostro quattro zampe?
Secondo Almo Nature, il pasto che proponiamo al nostro gatto o al nostro cane, deve essere non solo bilanciato e completo, ma anche soddisfacente e gratificante, accostandosi quanto più possibile all’alimentazione naturale dell’animale.
Un alimento completo non rappresenta l’alimentazione naturale: siamo convinti che debba essere la dieta nel suo complesso a essere completa e bilanciata, non il singolo pasto.
Ecco perché Almo Nature formula un consiglio nutrizionale basato sull’alternanza di tutte le fonti nutritive (carne pesce, carne rossa, pesce) e di cibi sia secchi sia umidi:
Per il gatto il consiglio nutrizionale divide l’alimentazione quotidiana in un 60% alimento umido e un 40% crocchette;
Per il cane l’alimentazione sarà invece costituita per l’80-90% da crocchette e da un 10-20% di cibo umido.
Il cane è un naturale bevitore, ecco perché la sua dieta può essere basata sull’alimento secco: è fondamentale scegliere una crocchetta di qualità superiore (alternando tra ricette di carne e di pesce) poiché questa rappresenta la principale fonte di alimentazione. L’aggiunta di una percentuale di cibo umido garantisce al cane un pasto soddisfacente e altamente gratificante che stimola l’olfatto e quindi l’appetibilità.

Il gatto, invece, in natura non ha l’istinto ad abbeverarsi, ecco perché – oltre a lasciare sempre una ciotola d’acqua a disposizione – è importante garantire una dieta altamente idratante, basata quindi su un’alta percentuale di cibo umido (60% razione giornaliera). Scegliendo una buona crocchetta che assicura la base della dieta quotidiana e garantendo una continua variazione delle ricette umide (sia naturali, sia complete, sia a base di carne rossa, carne bianca e pesce) si assicura al gatto una dieta equilibrata e completa nel suo insieme.


- E' DIFFICILE ALLEVARE UNO SCOIATTOLO GIAPPONESE?

Gli scoiattoli che spesso si trovano presso i negozi di animali vengono chiamati "scoiattoli giapponesi" o "tamia" e sono dei mammiferi che appartengo all'ordine dei roditori.
Come tutti gli appartenenti alla famiglia Sciuridae, l'Eutamias sibiricus hanno un aspetto vispo e attraente.
Il colore del mantello varia a seconda della regione in cui vive, comunque il grigio è il colore di base che diventa rossastro-bruno sulla testa e sul dorso; quest'ultimo è inoltre attraversato verticalmente da 5 strisce scurissime dalla testa alla groppa. Sui fianchi, fra due strisce scure, vi può trovarsi una color crema. La coda è anch'essa di color rossastro-bruno ed è divisa da tre righe più scure. Il pelo, fitto e morbido, è soggetto ogni anno alla muta: in estate per i maschi e in primavera per le femmine.
In proporzione al resto del corpo, la testa è piuttosto grande: ha forma tondeggiante, muso appuntito con gli occhi neri e rotondi sporgenti ai lati. Anche le orecchie sono tondeggianti ma piccole. All'interno della bocca sono presenti due "sacche" laterali in cui i roditori trasportano velocemente il cibo. La dentatura è robusta: mancano i canini ma gli incisivi non hanno radice e sono in continua crescita.
Il corpo è snello e longilineo. Gli arti posteriori hanno 5 dita mentre quelli anteriori solo 4. Le unghie sono come dei piccoli artigli con cui questi animali si servono per arrampicarsi sugli alberi.
L'odorato degli scoiattoli è molto ben sviluppato, grazie ad esso trovano il cibo nascosto fra le foglie, sentono l'arrivo di qualche predatore o trovano il compagno durante il periodo dell'accoppiamento. Essendo degli animali diurni, sono inoltre dotati di un'ottima vista: con i loro occhi sporgenti e laterali usufruiscono di un campo visivo molto ampio, che sfruttano soprattutto per avvistare i predatori, standosene ad esempio sulla cima di un albero. Distinguono i colori.
Anche l'udito è molto ben sviluppato: emettono e sentono ultrasuoni e comunicano fra di loro con suoni ad alta frequenza anche a molta distanza. Non si sa con esattezza se gli scoiattoli giapponesi riconoscano i gusti ma è stato dimostrato che sanno distinguere il dolce, il salato e l'insipido! I nervi sensitivi sono collegati ai baffi situati ai lati del muso (ciò gli fa percepire le distanze) e ai morbidi cuscinetti delle zampe (rendendolo un formidabile arrampicatore e saltatore).
La sua vita dura fino a 8-12 anni e la femmina può partorire fino a 5 cuccioli in una sola volta. Maschio e femmina divergono come tutti gli altri mammiferi: caratteristica del maschio sono i testicoli che diventano più grossi in primavera, durante il periodo dell'accoppiamento.
L'habitat naturale varia da zone desertiche a foreste di conifere situate a elevata altitudine, da boschi di betulle o latifoglie a zone cespugliose. Gli scoiattoli giapponesi non sono animali migratori e trascorrono tutta la loro vita nella stessa zona, andando in letargo durante l'inverno (ottobre - aprile) nelle regioni dove la temperatura scende sotto lo zero. Gli scoiattoli che vivono nell'Artico durante il letargo riescono ad abbassare la propria temperatura corporea fino a 3 gradi sotto lo zero, risparmiando così energie senza congelare! Questi roditori vanno in letargo in tane scavate dai 50 ai 150 cm sotto il livello del terreno: sono composte da un lungo tunnel (fino a 2-3 metri di lunghezza totale) dal quale si dipartono numerose "stanze" che fungono da dispensa, bagno e camera da letto. Quando non è in letargo, lo scoiattolo va nella tana per riposarsi o per dormire durante la notte. Gli scoiattoli giapponesi vivono da "single", pur restando però raggruppati in piccole famiglie. Ognuno vive in una zona del territorio ben definita, che marchia con l'urina e con il secreto di alcune ghiandole sotto la testa e la pancia. Generalmente in un ettaro di boscaglia ci sono fino a 10 scoiattoli.
Se avete intenzione di acquistare lo scoiattolo giapponese, ricordatevi che, seppur piccolo, resta comunque un animale con proprie esigenze fisiche, igieniche, alimentari e bisognoso di cure e di affetto. Essendo un animale diurno e particolarmente vivace, lo scoiattolo si presta alle attenzioni di chi trascorre molte ore a casa, dandogli così la possibilità di essere addomesticato. Se lo si fa uscire dalla gabbia, fare attenzione agli eventuali pericoli casalinghi (fili elettrici, detersivi, cuscini, chiusura di porte, ecc.), al cane o al gatto (in sua presenza si potrebbero trasformare in predatori improvvisati) o ai bambini piccoli, che scambiandolo per un giocattolo potrebbero fargli del male. Anche se lo scoiattolo è un'animale pulito e non emana cattivi odori, cercate comunque di tenere la gabbia sempre pulita, con il contenitore dell'acqua sempre pieno e il cibo, specifico per roditori, sempre fresco. Non dimenticate di mettergli a disposizione i giochi che lo facciano muovere e divertire (come le ruote per criceti ma più grandi). Dategli la possibilità di ambientarsi con calma e, con molta pazienza, potrete diventare grandi amici.

 

 

 

 


- SERVE IL SOLE ALLE TARTARUGHINE DI ACQUA?

Il sole è indispensabile per il guscio e lo scheletro delle tartarughe. Le tartarughe d'estate devono poter prendere il sole almeno per 2 ore al giorno. Per praticità è meglio usare una vaschetta a parte, come per il cibo, invece di spostare l'acquario grande. Bisogna fare attenzione che abbiano anche l'alternativa dell'ombra perché un eccesso di calore le può far morire rapidamente. In natura le tartarughe possono spostarsi a piacimento alla ricerca del luogo più adatto alla particolare condizione e lo stesso deve avvenire in cattività, sistemandole in modo che possano esporsi al sole quando vogliono e portarsi all'ombra se ne sentono la necessità. Non va bene metterle su balconi o davanzali o in qualunque posto pericoloso dal quale potrebbero cadere. Il sole deve essere diretto, i vetri di una finestra bloccano quasi del tutto i raggi ultravioletti.


-E' VERO CHE LA GELATINA E LA SALSA SERVE NEGLI ALIMENTI PER CANI E GATTI ?

La presenza della gelatina e della salsa rendono i prodotti perfetti sia per essere consumati da soli, sia per essere miscelati con una base di cereali o con le crocchette secche. In questo caso, la gelatina e la salsa vengono assorbite dai cereali o dalle crocchette, aumentandone la gustosità ed esaltando la presenza della carne.
In tal modo, anche l’utilizzo di alimenti naturali, certamente più costosi, diviene possibile non solo per i cani di piccola taglia, ma anche per quelli più grandi.

-PERCHE' GLI SCARAFAGGI MUOIONO A PANCIA IN SU?

 
Gli insetti che vediamo stecchiti sulla schiena non sono quasi mai morti in condizioni naturali.
Le quattro o cinque specie di scarafaggi che occupano abusivamente le nostre case sono tropicali (africane in particolare), adattate a stare in foreste ricche di detriti, non su superfici lisce e prive di appigli come le piastrelle. Per questo, quando si ritrovano a pancia in su, a volte non sanno come girarsi.

Killer chimici. Inoltre la maggior parte degli scarafaggi morti che vediamo sono stati uccisi da insetticidi; l’effetto di queste sostanze è di inibire la funzione dell’acetilcolinesterasi, un enzima che regola la trasmissione nervosa.
Senza questo enzima, l’insetto ha spasmi muscolari continui che spesso lo fanno capovolgere. Se il controllo dei muscoli scompare, non può tornare sulle sei zampe e quindi muore in quella posizione.

-I CAMALEONTI CAMBIANO COLORE IN BASE AI PREDATORI DA CUI DEVONO DIFENDERSI..

 
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Una specie ha una tecnica mimetica davvero fenomenale: il suo colore non cambia solo in funzione dell'ambiente che lo circonda ma anche in base al "punto di vista" del predatore da cui deve nascondersi. (Andrea Porta, 26 maggio 2008)

Il camaleonte nano di Smith (Bradypodion taeniabronchum), specie a rischio di estinzione, presente in Sudafrica, sembra "impegnarsi" di più nel suo proverbiale mimetismo quando ha a che fare con predatori dalla vista sviluppata. Per dimostrarlo Devi Stuart-Fox (Università di Melbourne, Australia) ha misurato con l'aiuto di uno spettrometro il colore di alcuni esemplari di Bradypodion e quello della vegetazione che li circondava. Poi ha presentato agli animali copie realistiche dei loro principali predatori - un volatile e un serpente - per poi sottoporli nuovamente a rilevazione cromatica. Risultato: agli occhi dell'uomo i camaleonti apparivano meglio mimetizzati quando avevano a che fare con l'uccello.
Punti di vista. Pigrizia mimetica? Niente affatto: simulando il sistema visivo dei due animali predatori i ricercatori hanno infatti scoperto che i camaleonti erano ben nascosti, se osservati dai serpenti. «Con tutta probabilità», spiega Stuart-Fox, «ciò dipende dalla direzione di provenienza del predatore: gli uccelli vengono dall'alto e vedono la preda su uno sfondo scuro, mentre i serpenti, che attaccano i camaleonti dal basso, li vedono in controluce.»

-PERCHE' I CANI AGITANO LA CODA? 

Nei cani è la coda a darci le indicazioni sul loro comportamento.
Il modo in cui viene agitata può avere infatti vari significati: "Felice di rivederti",oppure "Ehi, tu, scansati". I cani usano il medesimo movimento della coda per mandare un messaggio sia a una persona sia a un altro cane.
Quelli impauriti tengono la coda tra le gambe, mentre se questa viene mantenuta eretta e fatta ondeggiare, è segno che il cane vi riconosce come amici.
Se vi state avvicinando a un cane che vi pare un po' strano, osservate attentamente la coda: se la tiene immobile, significa che non sa come comportarsi; se poi la agita verso il basso, vuol dire che probabilmente non vi aggredirà; ma se, invece, la mantiene eretta e immobile, o la inarca, fate attenzione: potreste incorrere in guai seri! Una simile posizione della coda indica che il cane non ha alcuna intenzione di fare amicizia. Piano piano, allontanatevi prima che Fido si inferocisca.
                                       Da "I perché della terra" (Touring Club Italiano)

-LE ANGUILLE SI RIPRODUCONO NEL MARE DEI SARGASSI?

Sembrerà incredibile ma le anguille sono capaci di compiere lunghissime migrazioni percorrendo svariati chilometri per ritornare al luogo dove sono nate e quindi riprodursi. Il luogo di riproduzione è stato individuato nel Mar dei Sargassi dal quale nascono delle piccole larvette (talmente diverse dagli adulti che furono considerate una specie a parte per molto tempo) semitrasparenti che cominciano a spostarsi verso i fiumi europei. Durante questo lungo viaggio la piccola anguillina metamorfosa (si trasforma) diventando più grande e resistente (fase di cieca) fino ad arrivare alle dimensioni di 6-8cm ed è in grado di risalire la corrente dei fiumi. La risalita continua fino al luogo scelto per la fase trofica (di alimentazione) che può durare dai 10 ai 18 anni. Questa è quindi la fase di accrescimento dove la cieca assume la forma tipica dell'anguilla così come la conosciamo. Al termine di questo periodo i lunghi e affusolati pesci subiscono una nuova trasformazione che gli permetterà di attraversare un intero oceano fin verso il lontano Mar dei Sargassi e dare origine ad un nuovo ciclo

-LA LEISHMANIA E' SOLO COLPA DEL FLEBOTOMO? 

Non stiamo parlando di altri possibili insetti ematofagi responsabili della trasmissione (come pure, all’inizio del secolo scorso, veniva erroneamente ipotizzato: cimici, zecche, pulci e pidocchi); bensì della possibilità di un contagio diretto, ovvero senza l’intervento del flebotomo vettore. Nell’uomo è dimostrata la possibilità della trasmissione di Leishmania da madre a figlio durante la gravidanza. Per quanto riguarda il cane si hanno pochi dati contrastanti: nel 1995 i ricercatori dell’Università di Pisa isolarono il parassita da un cucciolo appena nato, anche se non fu chiaro se il contagio fosse avvenuto veramente durante lo sviluppo fetale o al momento del parto. Recentemente uno studio condotto in maniera mirata, ha escluso la possibilità di questo tipo di trasmissione. Allo stato attuale il contagio materno-fetale non può essere completamente escluso e, pur non potendo traslare le evidenze risultanti dalla leishmaniosi umana, la cosa pare probabile a diversi studiosi (anche se c’è da dire che la circolazione placentare nella specie canina è molto meno permissiva rispetto all’uomo). Comunque sia, anche se venisse innegabilmente dimostrato che la trasmissione della leishmaniosi canina da madre a figlio non è possibile, certamente una cagna leishmaniotica non dovrebbe essere fatta accoppiare, in quanto la gravidanza è un evento stressante che può riattivare la malattia eventualmente quiescente. In medicina umana destano serie preoccupazioni gli scambi di siringhe infette fra tossicodipendenti e le trasfusioni di sangue (in particolare in soggetti immunodepressi quali gli HIV positivi). Del resto è stata dimostrata la possibilità della trasmissione del parassita, attraverso lo scambio di sangue trasfusionale, da un soggetto infetto ad uno sano, sia nell’uomo che nel cane. Il parassita sopravvive nelle sacche di sangue refrigerato, mentre alle temperature di congelamento il comportamento può variare: se è vero che un congelamento rapido uccide la maggior parte dei parassiti eventualmente presenti nel sangue, è altresì vero che il congelamento controllato (ovvero con l’aggiunta di crioprotettivi e rispettando certi tempi di raffreddamento), è la tecnica generalmente utilizzata per conservare collezioni di protozoi, cellule, embrioni, ecc. Ciò premesso, non si può che promuovere un controllo anche del sangue canino prima di destinarlo alle trasfusioni (per inciso: il solo controllo sierologico non può essere considerato sufficiente ad escludere l’infettività del sangue). C’è anche chi teme il coito (accoppiamento) come possibile evento che permetta la trasmissione del parassita. Non esistono studi seri al riguardo anche se, nell’incertezza, sarebbe bene non rischiare l’accoppiamento di cani leishmaniotici. Recentemente il parassita è stato ritrovato nello sperma ed in alcune strutture sessuali maschili, per cui almeno il maschio infetto può essere considerato un potenziale portatore dell’infezione durante l’accoppiamento.

Le persone che hanno in casa animali ammalati, allorché vengono a conoscenza del fatto che la leishmaniosi è una patologia che può interessare anche l’uomo, si chiedono se non sussista un rischio reale di contagio fra il proprio cane e gli esseri umani conviventi. Preoccupano soprattutto la presenza di bambini piccoli, di persone anziane e le punture accidentali con gli aghi delle siringhe utilizzate per le iniezioni. Tale pericolo è solo teorico, non pratico. Per quanto riguarda la normale via di trasmissione del ciclo zoonosico della leishmaniosi, ovvero cane infetto/flebotomo/uomo, se si vive in zona endemica (area in cui la malattia è molto diffusa), non c’è alcuna ragione di temere il proprio cane infetto, più di tutti quelli presenti nella stessa area; senza contare l’importanza degli animali selvatici che possono fungere da serbatoio del parassita (ratti, volpi, pipistrelli, ecc.). Si dovrebbe ragionare allo stesso modo, prima di domandarsi se il proprio cane sano corra qualche rischio ad avere contatti (giochi, passeggiate, ecc.) con cani infetti. Per quanto riguarda le punture accidentali con le siringhe, siamo veramente nel campo delle ipotesi fantascientifiche, più che scientifiche. Sono necessarie alcune schematiche precisazioni: i flebotomi prediligono pungere i cani rispetto all’uomo (sono cioè prevalentemente zoofili, piuttosto che antropofili), inoltre agiscono di preferenza all’esterno (esofilia) più che nelle abitazioni (endofilia); meno della metà dei cani che vivono in zona fortemente endemica risultano infetti e quindi rappresentano un pericolo potenziale (ricordiamo che, a differenza di quanto si è a lungo sostenuto, sono infettanti non solo gli animali sintomatici, ma anche gli asintomatici); nelle regioni italiane in cui è più diffusa, la leishmaniosi umana colpisce 1 soggetto ogni 200 mila abitanti (è quindi una malattia rara), e in genere si tratta di individui immunodepressi (HIV positivi, trapiantati, altre situazioni di immunodeficienza); probabilmente molte persone che vivono in zona endemica vengono punte dai flebotomi infetti, ma solo un’infinitesima parte di esse si ammala di leishmaniosi (soprattutto per una differenza nelle risposte immunitarie al parassita nell’uomo rispetto al cane); nei Paesi in cui la leishmaniosi rappresenta un grave problema di salute pubblica (fra cui non c’è l’Italia), meno del 5% dei soggetti immunocompetenti esposti al contagio mostra segni clinici d’infezione; nelle aree con la più alta incidenza di malattia canina (Isola d’Elba, interland vesuviano, Ustica, ecc.), non si registrano alti valori di casi di leishmaniosi umana; il fatto di avere in casa uno o più cani ammalati non è mai stato messo in relazione con un rischio maggiore di malattia umana (e quando questo viene fatto, anche in pubblicazioni scientifiche, si tratta di ipotesi, se non illazioni, più che prove certe); bambini in buona salute, soprattutto se alimentati naturalmente, possono andare incontro ad infezione in via praticamente ipotetica.

 -DI TUTTO UN PO'...

 

I conigli amano la liquirizia, ma non possono mangiarla perchè non digeriscono gli zuccheri.

  1. I dalmata sono l’unica razza canina che come l’uomo posso ammalarsi di Gotta, sono infatti gli unici mammiferi a produrre Acido Urico.
  2. Le lumache hanno 4 nasi: 2 per respirare e 2 per annusare.
  3. Le Api da miele hanno peli sugli occhi per poter catturare più polline possibile.
  4. La zampa destra della gallina è più sensibile della sinistra che invece è più muscolosa e forte.
  5. Lo spermatozoo del topo è più grande di quello dell’elefante.
  6. Le pulci hanno causato più morti che tutte quante le guerre mai combattute.
  7. Sempre le pulci sono state la causa della morte di un terzo della popolazione nell’Europa del XIV secolo.
  8. I gatti usano i loro baffi per misurare la larghezza delle fessure e capire se il loro corpo è in grado di attraversarle.
  9. I pesci dorati perderebbero il loro colore senza la luce del sole, un pò come l’abbronzatura umana, necessitano del sole per mentenere il loro caratteristico pigmento.
  10. Gli Albatross sono in grado di volare per migliaia e migliaia di km senza fermarsi.
  11. Alcuni alligatori Cinesi e Americani durante la stagione fredda si mettono sotto la neve per mesi lasciando scoperte solo le narici per poter respirare.
  12. I delfini quando dormono mantengono una parte del cervello sveglia e allo stesso modo,mantengono un occhio aperto.
  13. Alcuni Leoni sono in grado di riprodursi anche 50 volte al giorno.
  14. Se si solleva la coda a un canguro, questo non può più saltare, poichè la utilizza per bilanciarsi.
  15. Per ogni essere umano, ci sono almeno 200 milioni di insetti.
  16. Il coccodrillo non può tirare fuori la lingua dalla bocca.
  17. Gli elefanti sono gli unici mammiferi che non possono saltare.
  18. I cammeli hanno 3 sopracciglia per proteggersi dalle bufere di sabbia.
  19. Molti Criceti sbattono un solo occhio alla volta.
  20. I Fenicotteri possono mangiare solo quando sono a testa in giù.
  21. L’udito di un delfino è così acuto da permettergli di sentire un suono alla distanza di più di 20 km.
  22. Le chiocciole possono dormire fino a tre anni se le condizioni climatiche sono avverse.
  23. Le Api hanno 5 occhi, tre piccoli sopra la testa e due più grandi in fronte.
  24. Gli Orsi Polari sono gli unici mammiferi ad avere i peli sotto le zampe, questo li aiuta ad avere una maggiore aderenza sul ghiaccio e isola le zampe termicamente.
  25. Molti Elefanti pesano meno della lingua di una Balenottera Azzurra
  26. Gli unici 2 animali che sono in grado di guardarsi alle spalle sono i conigli e i pappagalli.
  27. I pinguini possono saltare quasi 2 metri in alto.
  28. Sono stati trovati elefanti lontani miglia dalla costa, nell’Oceano Indiano intenti a nuotare.
  29. Lo Squalo bianco può restare mesi e mesi senza mangiare.
  30. Le Giraffe non hanno corde vocali e comunicano facendo vibrare l’aria attorno al loro lungo collo.
  31. L’Ostrica può produrre fino a 100milioni di uova nel corso della sua vita.
  32. I moscerini sono attratti dal colore blu il doppio rispetto a qualsiasi altro colore.
  33. Non esistono 2 Zebre con le stesse strisce.
  34. Il volo di gallina più lungo mai registrato è di 13 secondi.
  35. Il pesce Palla si gonfia di acqua per diventare più grosso ed evitare di essere mangiato.
  36. L’orso Bruno può correre veloce quanto un cavallo.
  37. Quando un piccolo di Giraffa nasce, cade dall’altezza di circa 2 metri senza però farsi niente.
  38. Il latte di cammello non può essere cagliato in quanto si è adattato al clima desertico.
  39. Gli Orsi Polari possono nuotare per più di 60 miglia senza mai fermarsi.

Fonte: absurdityisnothing

-E' VERO CHE I PESCI STANNO DIVENTANDO SORDI?

Una recente notizia ha contribuito a dare voce alla “natura”, facendo in modo che parlasse il suo disagio.
Il riscaldamento del mare fa diventare i pesci ’sordi’, compromettendo le loro capacita’ di orientamento.
La scoperta e’ di una ricercatrice italiana, Monica Gagliano che lavora in un team di scienziati oceanografici dell’Australian Institute of Marine Science di Townsville nel Queensland.
Osservando il comportamento di un pesce dalla livrea bianca e nera il cui nome scientifico e’ ‘Dascyllus Melanurus’, ha scoperto che i giovani della specie, dopo aver trascorso i primi mesi di vita in alto mare, non riescono piu’ a trovare la ’strada’ per la barriera corallina,habitat naturale e luogo destinato alla riproduzione.
Il motivo di questo disorientamento, secondo la ricercatrice, va cercato nell’aumento della temperatura dell’acqua del mare che provoca una diminuzione del calcio, elemento fondamentale nello sviluppo osseo dei pesci e del corallo.
La carenza di questa sostanza infatti, impedisce un corretto sviluppo degli organi sensoriali (gli ‘otoliti’) che consentono ai pesci di ’sentire’ le vibrazioni provenienti dalla barriera corallina, fondamentali per ritrovare la ’strada di casa’.
E nei nostri mari? Per il momento sembra che i pesci nostrani ci ’sentano’ benissimo anche se, secondo Massimo Guerrieri,presidente del centro studi Cirspe, il Mediterraneo, come ‘mare chiuso’ e’ molto esposto a sensibili aumenti della temperatura che, alterando il ph, riducono la presenza del calcio compromettendo un corretto sviluppo della fauna marina. Quanto alla specie piu’ esposta, secondo il ricercatore, e’ la Castagnola (Chromis chromis), l’unico pesce mediterraneo appartenente alla famiglia Pomacentridae, la stessa esaminata dai ricercatori australian.
Dopo avere appreso questa curiosa notizia, mi fermo a riflettere sul fatto che le condizioni climatiche e atmosferiche sembrano lentamente sfuggire sempre di più negli ultimi decenni a qualsiasi tipo di previsione.
Il progressivo riscaldamento del mare appare quasi inevitabile e la natura manifesta i primi gravi disagi.
La sordità di un pesce e la sua conseguente perdita di orientamento probabilmente non ci crea grandi preoccupazioni, ma sicuramente è una notizia che induce ad una più attenta riflessione sul rispetto dell’ambiente e sulle ragioni che lentamente ci stanno conducendo al regresso delle condizioni ambientali.


 

 -E' VERO CHE I CANI HANNO BISOGNO DI CAMMINARE TANTO?

 
I cani necessitano di una attività fisica variabile a seconda della razza, ma anche dell’individuo e sicuramente l’energia fisica di un  Border Collie è diversa da quella di un Barboncino.Un livello medio di attività è comunque necessario per tutti i cani. Una media di tre passeggiate al giorno di 20-30 minuti può essere considerata il limite minimo per mantenere il proprio cane attivo e allegro.Non tutti i cani sono ugualiI cani che fanno sport, come l’Agility, l’Obedience, il Fly ball, ecc., sfogano molta della loro energia e hanno minor bisogno di lunghe passeggiate; ma spesso i cani che fanno sport sono quelli più attivi e quindi con maggiori esigenze di “movimento”. In genere si crede che il bisogno di “movimento” sia proporzionale alla taglia dell’individuo, ma in realtà non è proprio così: ci sono, infatti, cani molto attivi di taglia piccola come i Jack Russel e cani di taglia grande che preferiscono stare sdraiati in casa vicino al caminetto come gli Alani. Inoltre, come detto prima, due soggetti della stessa razza possono avere esigenze di attività molto differenti! Anche tra i cani, come tra gli umani, ci sono i pigroni e i super attivi. Cosa è successo oggi? Chi è passato di qui?Può essere molto utile portare il cane a correre o passeggiare senza guinzaglio in aree recintate anche  una o due volte alla settimana. Per alcuni  cani è molto importante variare spesso il percorsi perché incontrano stimoli nuovi e sempre diversi. E il cane, inoltre, deve avere la possibilità di annusare per terra, di curiosare. È questo, infatti, il suo modo di esplorare e farsi un’idea del mondo che lo circonda: è come per noi leggere il giornale per conoscere le notizie del giorno. Per questo motivo il guinzaglio deve essere tenuto lasco e non sempre in tensione!Giochiamo un po’?Oltre all’attività fisica è molto importante fornire al cane cose da fare durante il giorno: attività fisica sì, ma anche mentale! Più un cane è stimolato mentalmente e deve risolvere “compiti” più o meno complessi, più sarà stanco anche dal punto di vista fisico. Per questo motivo è importante far fare al cane giochi che lo stimolano psicologicamente come i giochi interattivi che rilasciano premi in cibo (per es. il  Kong o il Food Cube ),  giochi di attivazione mentale e esercizi di educazione (insegnargli il ”seduto”, il “terra”, il “vieni”, ecc). 

 

 

 -I CONDOMINI VOGLIONO ALLONTANARE IL MIO CANE.COSA POSSO FARE?

 

Gli animali possono stare nei condomini.
Solo in casi rari può essere imposto l’allontanamento dell’animale.
E’ possibile vietare la detenzione di animali solo se nel regolamento condominiale istituito al momento del contratto di compravendita dello stabile ne viene fatta esplicita menzione.
L’assemblea condominiale non può impedire il possesso di animali neanche se vota all’unanimità .
 

Alcune sentenze:

Sentenza Corte di Cassazione (sez. 1 penale) n.1109 del 9 dicembre 1999

La Corte di Cassazione (sezione 1 penale) con sentenza n. 1109 del 9/12/99, che fa giurisprudenza e può essere citata come precedente, ha annullato una sentenza con la quale la Corte d’Appello di Bologna determinava in lire 300mila lire di ammenda e 3 milioni di risarcimento danni la pena ad un signore “perché non impedendo gli strepiti e l’abbaiare di un cane detenuto presso la propria abitazione, disturbava il riposo e le occupazioni delle persone dimoranti nei pressi”.
La Corte di Cassazione ha stabilito che “è necessario per la configurabilità della contravvenzione di cui all’articolo 659 I comma del Codice Penale (disturbo alla quiete pubblica n.d.r.) che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi ed a costituire quindi un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state poi disturbate (…) è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone (…) tale situazione non ricorre nel caso di specie poiché l’abbaiare del cane dell’imputato ha recato disturbo soltanto ai vicini di casa, né altrimenti poteva essere, trattandosi di abitazione, secondo le testimonianze assunte (…) il comportamento omissivo dell’imputato (che non è intervenuto prontamente per far cessare i continui latrati n.d.r.) integra tutt’al piu’ un mero illecito civile (…) annulla quindi sena rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste”.

Sentenza della Pretura di Campobasso 12/5/90:
"Qualora una norma contenuta in un regolamento condominiale vieti la detenzione di animali che possano turbare la quiete o l’igiene della collettività, il semplice possesso di cani o di altri animali non è sufficiente a far incorrere i condomini in questo divieto, essendo necessario che si accerti effettivamente il pregiudizio causato alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o dell’igiene."

Sentenza del Tribunale di Piacenza sez. II 10/4/1990:
"La detenzione di animali in un condominio, essendo la suddetta facoltà una esplicazione del diritto dominicale, può essere vietato solo se il proprietario dell’immobile si sia contrattualmente obbligato a non detenere animali nel proprio appartamento, non potendo un regolamento condominiale di tipo non contrattuale, quand’anche approvato a maggioranza, stabilire limiti (oneri reali e servitù) ai diritti ed ai poteri dei condomini sulla loro proprietà esclusiva, salvo [...] pertanto, in mancanza di un regolamento contrattuale che vieti al singolo condomino di detenere animali nell’immobile di sua esclusiva proprietà, la legittimità di tale detenzione deve essere accertata alla luce dei citeri che presiedono la valutazione della tollerabilità delle immissioni..."

Sentenza della Cassazione n.1394 del 6/3/2000:
Se il cane abbaia non è disturbo della quiete. Se il cane non disturba una pluralità di persone ma solo il vicino "il fatto non sussiste". Perché vi sia reato "è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone"

 

 

FONTE: www.enpa.it  

 

 -SI CURANO GLI ANIMALI CON GLI ANTIDEPRESSIVI?"

 
Repubblica.it : boom del prozac per cani e gatti"
Inviato da drskal il 11 gen  a  15:32
Si diffondono in America le terapie veterinarie a base di antidepressivi
per curare disturbi del comportamento, ansie e aggressività degli animali
Usa, la depressione ha 4 zampe
Boom del Prozac per cani e gatti

Usa, la depressione ha 4 zampe
Boom del Prozac per cani e gatti

MEZZA pastiglia da 10 milligrammi una volta al giorno. Il Prozac, quello vero, costa un po', ma una confezione del farmaco generico corrispondente, la fluoxetina, si acquista con 16 dollari e dura quattro mesi. Abbastanza perché la terapia faccia il suo effetto. E il gatto smetta di fare pipì ovunque, di aggrapparsi alle tende, di assaltare a unghiate chiunque gli capiti a tiro. A convivere con gli animali domestici accade anche questo. Un cane, o un gatto (ma anche cavalli e piccoli volatili) in crisi depressiva. O comunque con disturbi dell'umore e del comportamento che possono tradursi in un problema serio. Per non aggiungere sofferenza a sofferenza, negli Stati Uniti si diffonde la consuetudine, adottata da star della veterinaria, di sottoporre le bestiole a terapie antidepressive. D'altronde, se nel mondo 121 milioni di persone (dati Oms 2006) sono affette dal male oscuro, perché dovrebbero esserne immuni quegli esseri che a tutti i costi cerchiamo di plasmare a nostra immagine e somiglianza?

Gli americani la chiamano la "New Prozac Nation", un piccolo esercito silenzioso di bestiole sconquassate che a un certo punto mostrano, a modo loro, di aver bisogno d'aiuto. In questi casi, la nuova frontiera della veterinaria si chiama Prozac, Buspar, amitriptilina, clomipramina.

Cinque anni fa, spiega al Los Angeles Times Richard Martin, della "Brentwood Pet Clinic" di Los Angeles, "non più dell'1% dei nostri pazienti era curato con antidepressivi. Oggi il 5% dei cani e dei gatti ospitati nella nostra clinica prende farmaci per riequilibrare il comportamento". Per i proprietari non è un vezzo, come i "cappottini" o i guinzagli firmati dagli stilisti. "Si trattadella soluzione a una patologia grave - continua Martin - che, se non risolta, potrebbe costringere i proprietari a sopprimere l'animale".

Certo, non è piacevole vivere con un gatto che di continuo fa pipì in ogni angolo della casa. Ne sa qualcosa Elyse Kent, direttore sanitario del Westside Hospital for Cats di Los Angeles. Da 12 anni cura gatti con farmaci psicoattivi, "perché fanno pipì in maniera compulsiva, o perché diventano improvvisamente aggressivi anche con i proprietari", soprattutto da quando, nel 2001, la University of California ha pubblicato una ricerca che dimostra che la fluoxetina (Prozac) riduce la pipì compulsiva dei gatti.

I veterinari ne parlano come dell'unica soluzione per i disturbi del comportamento. Curtis Eng, capo dello staff di medici che cura gli ospiti dello zoo di Los Angeles, spiega che gli antidepressivi a volte sono necessari per completare le terapie tradizionali. Fa l'esempio di Minyak, un maschio di orangutan affetto da insufficienza respiratoria e astenia. "Ci consultammo con uno psichiatra, e sottoponemmo Minyak a un ciclo di Remeron. Non mangiava più, e l'antidepressivo gli stimol l'appetito. Grazie alla terapia - continua Eng - si rimise in forze, si accoppi ed ebbe un figlio nel 2005. E sospendemmo la somministrazione".

I farmaci destinati agli animali sono quelli prescritti agli esseri umani: gli inibitori del reuptake della serotonina, e i tricicli. Entrambi i gruppi controllano i livelli della serotonina nel cervello. I tricicli intervengono anche su altri neutrasmettitori, incluse le noreprinefine, all'origine dei disturbi dell'attenzione e dell'impulsività. Ma in molti casi, i farmaci sono "off-label", cioè la loro applicazione sugli animali non ha ricevuto l'approvazione della Food and Drugs Administration. Unico "ufficializzato", il Clomicalm, usato sui cani per curare l'ansia da separazione.

Anche nel caso degli animali, per, non mancano le discriminazioni. Sociali, s'intende. Chi pu permettersi certe cure, e chi no. Un paio di visite presso un veterinario comportamentista - nel mondo ce ne sono solo 42, secondo Melissa Bain, capo del dipartimento di veterinaria alla Davis School of Veterinary della University of California - costano circa 550 dollari, senza contare la parcella di una visita a domicilio.

Meglio sarebbe, come osserva la Bain, trattare gli animali per quel che sono. "Vent'anni fa, un border collie sarebbe vissuto in un ranch del Colorado - dice la dottoressa - non nel cuore di San Francisco. Prima di sottoporli a cure, terapie e cose di questo genere, dovremmo guardarli negli occhi e chiederci: mio Dio, che cosa vi abbiamo fatto...".


***

All'inizio ho pensato a Ratusca. Al suo micio killer.

Poi ho letto, e ho pensato: "Ma certo! Metà abbondante degli esseri umani non ha cure mediche, né medicinali, e noi diamo il prozac ai gattini tristi".

Mavaffanculo, schifo di mondo.
 

-SI PUO' PARLARE CON I CANI?

Avere il controllo dei propri mezzi per "comunicare" e quindi farsi capire o rispettare, o meglio ancora il saper "sintonizzare" il proprio linguaggio con l'altro regolandosi su un "buon ascolto" appare più evidente se il soggetto della comunicazione (l'altro) è di diversa natura, mi riferisco in questo caso agli animali ed in particolare al cane. Chiunque abbia avuto l'occasione di condividere un certo tempo con un cane sa che la comunicazione tra gli umani ed i cani è possibile. Ma la precisione della comunicazione e la comprensione reciproca approfondita hanno bisogno di compilatori che "traducano" la nostra lingua nella loro e ci consentano di capire con sufficiente precisione cosa i cani ci vogliono dire e come. Una prima evidenza cruciale va tenuta presente: gli esseri umani dispongono di un linguaggio simbolico che permette la meta-comunicazione (parlare della comunicazione), mentre i cani no. Questa è una differenza sostanziale che va sempre tenuta presente: noi possiamo passare ore a discutere se quello che mi hai detto aveva proprio quell'intenzione mentre per i cani questo doppio livello dialettico non ha alcun significato. La comunicazione umana viaggia su due livelli : il contenuto esplicito (il verbale) e il "supporto" su cui la comunicazione si appoggia (non verbale e paraverbale). Sappiamo ormai con certezza che l'efficacia della comunicazione tra umani è a vantaggio del secondo aspetto (non verbale e paraverbale) e che, in caso di incongruenza, l'umano spontaneamente dà credito al non verbale. La comunicazione con i cani è quindi affidata totalmente al non verbale: i cani sono eccellenti decodificatori del nostro non verbale, molto più acuti di noi. Il luogo comune dei cani che "sentono" il nostro stato d'animo non è privo di verità: la loro capacità di leggere anche i minimi segni che inviamo, unita ad un senso dell'olfatto sviluppatissimo che li porta a rilevare tutti i segnali chimici connessi ai nostri stati d'animo, li rende eccellenti interpreti della nostra razza. 
Se è chiaro il modo attraverso cui si può comunicare con loro, non altrettanto scontato è l'ambito di interesse comune. Noi umani comunichiamo tra noi su tutto lo scibile, dall'ultimo abito di moda alla teoria della relatività. I cani comunicano tra loro sulla base di altri interessi e di una diversa scala di valori.
Non dimentichiamo infatti che c'è una discendenza diretta del nostro attuale cane familiare dai lupi. I lupi sono canidi sociali che vivono in branco e sono predatori normalmente di animali di dimensioni ragguardevoli rispetto alla mole del singolo individuo. Questo ha portato la specie ad acquisire una comunicazione estremamente efficace interspecie per tutto quello che concerne la vita sociale, in modo da poter vivere in gruppo senza uccidersi reciprocamente, da poter cacciare in accordo con gli altri membri e da poter allevare la prole con successo.
Sappiamo molto della comunicazione interspecie grazie agli studi effettuati sui lupi, sia in cattività sia allo stato libero. I nostri cani, pur essendo perenni "lupi bambini" (neotenia) sembrano ancora perfettamente in grado di comunicare con i loro progenitori, pertanto è possibile supporre che i codici comunicativi che valgono per i lupi siano altrettanto efficaci nella nostra ricerca di un "dizionario" per comunicare coi nostri cani domestici.
Il messaggio fondamentale per un canide sociale predatore è dato dalla struttura gerarchica del gruppo nel quale è inserito. Al di là di tutte le considerazioni anche etiche, più o meno corrette, che lo studio dei branchi ha evidenziato, in questo tipo di società è fondamentale per ogni individuo conoscere quale è l'organizzazione operativa dei membri, a chi si deve fare affidamento in caso di emergenza, quale è il posto che ogni singolo occupa, quali sono i suoi "diritti e doveri".
E se questa può sembrare tematica da poco, non dimentichiamoci che la finezza in questa comunicazione significa la salvezza della specie : se infatti non fosse chiaro (e ritualizzato) se il comportamento che il singolo agisce è per gioco o serio, questi animali in breve si ucciderebbero tra loro.

I cani probabilmente vivono con noi da circa 15.000 anni: in termini evolutivi questo è un tempo abbastanza breve per aver cambiato drasticamente il sistema comunicativo di base. Ciò significa che, pur in una organizzazione ambientale profondamente differente, i nostri compagni canini hanno ancora fortemente bisogno dei punti di riferimento che in natura hanno consentito loro il mantenimento della specie.
Provate ad immaginarvi di essere un cane di famiglia: siete totalmente dipendenti dalla volontà di un essere di un'altra specie per tutte le esigenze primarie (mangiare, bere, dormire, evacuare etc.), venite "sballottati" da un luogo all'altro (casa, macchina, vacanze etc.) senza sapere dove venite portati, quanto tempo durerà, venite lasciati soli per non sapete quanto…
Senza entrare troppo nella discussione in corso tra studiosi che oppone coloro che ritengono che il cane di famiglia identifichi i suoi conviventi umani come parte del suo branco o meno, è abbastanza chiaro quanto sia importante per il nostro cane capire come è fatta l'organizzazione sociale in cui è inserito. E qui sorgono i primi "effetti false friend": noi umani, inconsapevolmente, mandiamo segnali al cane che, nella sua "lingua", hanno un significato profondamente diverso dalle nostre intenzioni.
In più, per noi umani sono fondamentali alcune risposte dal nostro cane di famiglia che talvolta (o spesso) per lui non hanno alcun significato, se non peggio, quando sono in aperto contrasto con la sua natura. Il dilemma non è insolubile come sembra; è fondamentale però, a mio parere, convincersi di un presupposto. Siamo noi umani a dover fare il primo passo (e lo sforzo) di imparare la lingua dei cani prima di pretendere che loro imparino la nostra.
E l'unica strada percorribile che finora sembra aver dato grandi risultati è quella che passa per lo studio accurato della grammatica e della sintassi del linguaggio dei canidi sociali (lupi e cani) e dell'ambito di applicabilità, oltre alla profonda comprensione delle "ragioni d'essere" della razza. Solo in questo modo, seppur con uno "slang" non sempre corretto, ci sarà possibile avviare un "tavolo di comunicazione" con i nostri cani famigliari e pensare poi ad insegnare loro, almeno parzialmente, il nostro modo di comunicare.
La bibliografia in merito è vasta e un articolo non può certamente coprire tutti gli aspetti della comunicazione; certamente però alcune macro indicazioni possono essere utili a livello generale, lasciando al singolo l'approfondimento e, soprattutto, la ricerca del senso che muove il cane e gli fa agire un certo comportamento (motivazione).
La prima macroindicazione che ci sembra fondamentale per chiunque condivida la vita con un cane riguarda i principali segnali che il cane interpreta per chiarirsi la struttura sociale del branco familiare in cui è inserito.
La figura di riferimento di un branco di canidi (o leader o capobranco) ha la gestione delle risorse critiche, gode del rispetto di tutti i membri del branco e funge da garante della sicurezza.
Questo in sostanza, tra le altre cose:
Priorità nell'accesso alle risorse quali cibo, posizioni critiche, priorità nei saluti 
Controllo accessi e presenza in caso di allarme 
Determinazione della direzione da seguire.

Se traduciamo questo in comportamenti e relazioni sociali tra cane di famiglia e uomo ciò significa:
 
Chi mangia per primo (quanti cani ricevono il cibo prima che noi ci sediamo a tavola? 
Chi dorme sui luoghi alti e comodi (divani, letti etc.) 
Chi decide quando iniziano e finiscono i cerimoniali di saluto e i giochi (quanti padroni, appena arrivano a casa, salutano con feste i propri cani che li hanno aspettati a casa tutto il giorno?) 
Chi controlla i passaggi critici (soglie, passare per primo dalle porte etc.) 
Chi stabilisce se un evento è pericoloso per la salvaguardia del branco (quanti cani "difendono" aggressivamente il proprio territorio, la propria macchina, la propria ciotola?)

Noi umani diamo un significato a certe azioni (es. al cane viene dato da mangiare prima della cena di famiglia in quanto è più agevole per chi prepara) che però, nel linguaggio del cane, significano ben altro (effetto false friend). Per il cane è geneticamente fondamentale leggere la relazione gerarchica del suo branco e, ove non riconosce un leader che chiaramente agisce come tale, in mancanza d'altro si arroga il difficile compito da agire da sé questo ruolo. E, lui si sa, si comporta di conseguenza.
E' però fondamentale precisare che queste indicazioni sono standard e non possono né devono essere applicate sempre ed alla lettera : ci sono infatti cani con caratteri molto decisi che hanno bisogno di compagni umani chiari e con modalità di comunicazione senza eccezioni, ma non dimentichiamo che la maggior parte dei nostri cani, soprattutto se vivono con noi da quando sono cuccioli, non hanno necessità che venga loro ricordato, in ogni istante, chi è la figura di riferimento. Di solito lo hanno appreso perfettamente e solo in alcuni casi, o in certi periodi della loro maturazione (periodo giovanile, paragonabile grossolanamente alla "crisi" adolescenziale degli umani) è necessario ricordarlo loro.
Quello che però è indispensabile con ogni cane, indipendentemente dal carattere e dal momento di vita è la coerenza non solo personale (se il cane non può salire sul divano non può farlo mai, anche quando siamo depressi e abbiamo bisogno di un ammasso di pelo su cui piangere) ma di tutti i membri della famiglia in cui è inserito, onde evitare che con alcuni il cane pensi di potersi comportare diversamente (tipico è il caso in cui il cane non ringhia agli adulti quando gli chiedono di lasciare loro una preda che ha in bocca mentre la stessa richiesta, fatta dal bambino, fa apparire ringhi di avvertimento se non dimostrazioni di intolleranza).
Ecco allora spiegati molti comportamenti che spesso i proprietari non riescono a interpretare: cani che ringhiano se si prova a toglier loro la ciotola o un gioco o a farli scendere dal divano, cani che "pizzicano" i bambini che li stanno torturando da ore etc.
E' necessario sottolineare che il rispetto del cane va raggiunto attraverso la nostra dimostrazione, nella sua lingua, di autorevolezza; l'autoritarismo, soprattutto se condito dalla violenza, porta solo ad avere un animale che non ci capisce e che basa la sua relazione con noi sulla paura e non sul rispetto. Ricordiamoci inoltre che, proprio osservando il comportamento di cani e lupi, sappiamo che la violenza, fine a se stessa, non viene praticamente mai agita : questi animali infatti, tra loro, esprimono comportamenti che noi umani definiamo spesso "aggressivi" (tipico il caso della zuffa tra cani al parco) ma che in realtà, se noi non interveniamo, difficilmente hanno esiti nefasti. I cani infatti sono ottimi "attori" : la loro comunicazione è fortemente ritualizzata e molto espressiva ma risponde all'esigenza naturale di evitare il più possibile di produrre danni in quanto un animale ferito, in natura, è maggiormente a rischio sopravvivenza.
A questo vanno aggiunti altri 2 elementi:
Spesso ai cani chiediamo di agire comportamenti che vanno contro le loro ragion d'essere.
Non leggiamo correttamente i segnali non verbali che i nostri cani ci mandano di continuo, (posizione delle orecchie, della coda, postura, vocalizzi, direzione dello sguardo, calming signals etc.) fino al punto che, alcuni cani, disimparano ad agirli a forza di non essere compresi.

Non dimentichiamoci che le razze canine sono un'operazione genetica totalmente umana, nata con lo scopo di elevare al massimo alcuni tratti somatici e caratteriali propri di alcuni individui. E' allora quantomeno bizzarro pensare che tanto lavoro è stato fatto per garantire ad un animale un'eccezionale capacità di stanare piccole prede da cunicoli strettissimi e stupirsi poi se, istintivamente, rincorre e cerca di catturare il coniglio di casa o il gatto o il jogger che incontra al parco.

La nostra fortuna è che i cani sono decisamente interessati ad adottare atteggiamenti di buona convivenza: ciò rende possibile, attraverso un lavoro di comprensione e di educazione, spiegare loro che alcuni "automatismi" non hanno ragion d'essere e che il jogger di turno non è una preda da catturare.
Inoltre la nostra sensibilità e preparazione nel capire il linguaggio non verbale del cane è spesso decisamente insufficiente: non basta più, oggi,  "aver avuto cani da sempre" per saper leggere il loro modo di comunicare, soprattutto in una realtà sociale come la nostra dove al cane sono richieste "prestazioni quotidiane" fuori dalle sue caratteristiche.
Ricordiamoci inoltre che dietro ad ogni segnale non verbale che il cane invia c'è una motivazione, uno stato interno che lo porta ad esprimere quel determinato insieme di comportamenti.
Non esiste quindi, a puro titolo di esempio, una spiegazione unica per un cane che abbaia e si agita quando, al guinzaglio, incrocia altri cani per strada : la ragione per cui agisce quell'insieme di comportamenti non è univoca e solo uno specialista di comportamento canino è in grado, osservando l'evento nel suo insieme, di capire se la reazione è data da paura o da bullismo, da sfida o come segnale di avvertimento o altro.
Certo molti proprietari hanno acquisito, nel tempo e con l'affetto, una certa sensibilità all'argomento anche se, soprattutto in caso di comportamenti che noi umani definiamo "patologici" le nostre reazioni istintive sono quasi sempre controproducenti e foriere di peggioramenti del sintomo che non ci piace (tipico è il caso, nella situazione citata, del proprietario che sgrida il cane alzando la voce o che lo trascina, forzando il collare, via dall'altro cane o che si irrigidisce non appena, in lontananza, vede apparire un cane).
La convivenza con un animale è una responsabilità che, una volta assunta, è per la vita: siamo "fortunati" se il nostro cane sarà quel meraviglioso peluche da cartone animato che abbiamo sempre sognato ma in caso contrario sarà sempre nostro dovere non sottovalutare la situazione e rivolgerci, come faremmo per un umano, a uno specialista serio e preparato che ci possa spiegare le ragioni e indicare le strategie migliori per garantirci un rapporto sereno ed equilibrato.
Tutto ciò senza dimenticare, però, che il cane, splendida creatura che ci può dare tanto affetto e tanta gioia, è un cane e come tale ha diritto a vivere la sua "caninità" senza dover diventare un soprammobile animato che vive rinchiuso in 4 mura (anche se di un castello) e vede la luce e l'aria aperta 3 volte al giorno, giusto per un veloce giretto per fare i bisognini! E' necessaria quindi tanta pazienza, la voglia di imparare (i veterinari e magari un buon educatore di riferimento sono un aiuto fondamentale) e tanta modestia nel porsi in rapporto con un essere diverso da noi ma profondamente complesso ed affascinante.

 

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